Descrizione storico-artistica

Interno:

Alzato interno: Una trabeazione perimetrale suddivide il prospetto longitudinale su due livelli. Nella campata centrale della navata, al livello inferiore e su entrambi i fianchi, si apre un altare la cui chiave di volta si avvicina molto all’architrave della trabeazione soprastante. Nella lunetta del solo altare di sud-est si apre una finestra termale. Tutte le lunette del secondo livello riportano al centro una finestra rettangolare; sono però aperte solo quelle di sud-est. Le lunetta che riguardano la navata sono molto verticali.

Decorazioni interne: Cornice e architrave della trabeazione sono a stucco bianco; il fregio riporta disegni floreali su fondo verde. La cornice è formata da cima recta, cima reversa decorata, fascia, cima reversa con ovoli, fascia dentellata. L’architrave è formato da cima reversa decorate e due fasce. Le lesene terminano con capitelli decorati con volute laterali, un volto umano al centro e delle foglie.

Esterno:

Fronte: Inquadrato fra due lesene d’angolo ed una cornice terminale che fa da base ad un timpano di chiusura, proseguendo con lo stesso disegno anche sui due lati obliqui. La porta d’ingresso è al centro; una serliana è posta in alto sempre al centro.

Fianchi: Fianco sud-est: nella parte alta si leggono le tre campate della navata suddivise anche all’esterno da lesene, con le finestre rettangolari al centro. Nella campata centrale fuoriesce il volume della cappella laterale con la finestra termale in alto al centro. Contro parte della terza campata e parte del fianco del coro, si appoggia il volume della sagrestia. Fianco nord-ovest: riprende il disegno dell’altro prospetto con il campanile al posto della sagrestia, ma senza aperture.

Abside: Parete squadrata con una serliana in alto al centro, chiusa, e due finestre ad arco molto verticali più in basso, disposte simmetricamente e spostate verso gli spigoli.

Campanile: Il suo disegno architettonico è simile a quello della chiesa di S. Antonio da Padova. Su pianta quadrata con due superfici lisce sino a raggiungere la quota di gronda della navata. Altri due livelli proseguono inquadrati fra lesene d’angolo e fascia orizzontale di chiusura. Il secondo di questi livelli si chiude con una cornice e al centro di ognuno dei suoi prospetti v’è una monofora che apre alla cella campanaria. Un ultimo livello prosegue su pianta ottagonale con una monofora su ognuno dei quattro lati principali ed è chiuso da una cupola rivestita in metallo.

Decorazioni esterne: La porta d’ingresso è inquadrata da stipiti ed architrave in pietra verde. L’architrave è modanato e fa da base ad un timpano i cui lati obliqui, sempre in pietra verde modanata, si interrompono verso il centro, dove c’è una nicchia con lunetta decorata a conchiglia. Dagli stipiti fuoriesce come un altorilievo il disegno di una colonna con base e capitello ionizzante.

Materiali ed elementi costruttivi: Muratura in pietra legata con malta alla calce. Pavimenti in lastre di pietra grigio-scura riquadrate e posate a 90 gradi sia nel presbiterio che nella fascia longitudinale centrale della navata. Nel resto della navata il pavimento è in legno. Il soffitto della navata è voltato a botte con lunette. Il soffitto del presbiterio è voltato a crociera. Manto di copertura in piode.

Contesto ambientale: L’edificio si trova in posizione centrale rispetto all’abitato. li fronte prospetta su strada. La chiesa e il relativo campanile si impongono al resto degli edifici della zona.

Documenti

I° centenario della costruzione dell’altare maggiore della Chiesa di Prada

 

Descrizione architettonica

Pianta:

Edificio libero sui quattro lati con fronte volto a sud-ovest. Pianta ad aula unica rettangolare con coro quadrangolare leggermente allungato trasversalmente. Le tre campate che suddividono la navata definiscono tre rettangoli allungati trasversalmente. Una sola alzata eleva il coro dalla navata.

Interno: L’edificio orientato a nord est, di un barocco puro, presenta una navata a tre campate con due cappelle laterali situate nel centro dei lati longitudinali e un coro. Le cappella rimangono sotto il cornicione principale che corre sulla navata e sul coro, quindi non hanno carattere di bracci di navata trasversale. Al di sopra della navata e delle cappelle vi sono volte a botte, sopra il coro una volta a crociera. L’illuminazione era in origine solo nella zona della volta. Nuova iscrizione concernente la costruzione e menzionante le date più antiche posta sulla parete vicino al fonte battesimale.

Esterno: Articolato solo da semplici. lesene, ha il portale incorniciato da rozzi pilastri ionici e una copertura in granito. Il campanile è sul lato nord del coro: fusto con finestre quadrangolari chiuso da una cornice e da un’alta sovrastruttura ottagonale con cupola bassa. Le date 1681 (costruzione) e 1875 (restauro) ora imbiancate. Le finestre del coro sono del 1875, come pure il gruppo di finestre a tre elementi sulla facciata ovest.

Affreschi: Dei più antichi si sono conservati a nord della navata tre ritratti di profeti, uno dei quali con la dedica del podestà Bernardo Massella 1687 . Sulle volte a botte delle cappelle laterali scene del Nuovo Testamento, restaurate da P.Togni nel 1935 che anche dipinse il quadro di S.Bernardo nella navata e di Dio Padre nel coro.

Arredi: Sull’altare maggiore un dipinto con l’Apparizione di Maria dinanzi a San Bernardo. Maria tiene la mano sinistra con le dita allargate sul petto coperto, non ignudo come nel quadro di Murillo del Museo del Prado di Ma.rid, Il braccio destro di San Bernardo tiene il fusto della croce, la lancia e il bastone con la spugna di aceto. Nel centro in basso è appeso il sudario con l’immagine di Cristo e a sinistra di questo si vedono altri simboli della Passione. Ci sono quindi riuniti due motivi dell’iconografia del Santo: l’apparizione di Maria che allatta e la venerazione della croce e della Passione del Signore.

 

Cronologia

1589
Negli atti della visita vescovile del Ninguarda si elencano per il Pago de Beda – che altro non può essere che la frazione di Prada, una – Ecclesia Sancto Bemardi Abbati dicata, in qua celebratur missa.

1638
Le frazioni di Prada, Alto e Fanchini decidono di costruire una nuova chiesa con cimitero. Emergono divergenze riguardo al sito dove dovrebbe sorgere la nuova chiesa, dovute in parte alla rivalità esistente tra le frazioni ed in parte a rivalità e gelosie personali. La maggioranza decide infine di erigere la nuova chiesa a Prada, ma gli abitanti di Fanchini, con alla testa Pietro Fanchino Lacqua, non si danno per vinti e costruiscono un proprio oratorio dedicato alla SS. Annunciata (vedi capitolo sulla chiesa dell’Annunziata).  Non si trova un vero documento che attesti l’anno esatto dell’erezione della chiesa di San Bernardo come pure non si sa chi sia l’architetto che progettò la chiesa in un elegante stile rinascimentale. Benché a Prada sia attestata l’esistenza di una chiesa precedente di cui ignoriamo l’ubicazione esatta, il tempio attuale è una costruzione ex novo di quell’epoca.

1655-1660 ca.
La preziosa pala che orna l’altare maggiore è una donazione di Bernardino Gaudenzio, come risulta dall’iscrizione posta in fondo che dice: “D.O.M. Caelorum Reginae ac Divo Bernardo offert hoc Bernardinus Gaudentius D. Prot. Ap. Com. Pal. C. adque Vic. Cur.”  Bernardino Gaudenzio fu dottore in teologia, vicario generale del vescovo di Coira dal 1630 al 1655, decano del capitolo e prevosto della Diocesi eletto nel 1655. Il quadro è una vera opera d’arte e rappresenta San Bernardo inginocchiato davanti alla Vergine che gli appare col Bambino Gesù fra le braccia. Interessante e curiosa è una trasformazione che il quadro subì al tempo in cui era curato a Prada don Giuseppe Chiavi (1864 – 1888): San Bernardo è noto come uno dei più grandi devoti della Madre di Dio. L’autore del quadro lo ha raffigurato mentre egli fissa lo sguardo innamorato verso l’apparizione della Madonna e tiene le labbra semiaperte; come Gesù anche egli desiderava ardentemente gustare una goccia del latte di Maria. La Vergine lo volle accontentare e il nostro quadro rappresenta appunto San Bernardo in procinto di ricevere questo dono. Sulla tela si vedeva prima un filo bianco partire dal seno della Vergine e cadere sulle labbra del santo estasiato. La sottile traccia bianca venne cancellata, ma si può ancora ammirare l’atto dolcissimo di Maria che con la mano offre e si preme il seno, e San Bernardo che ingenuamente e soavemente, come un fanciullo in fasce, apre le labbra.

1662
La tela dell’altare laterale di San Giuseppe porta l’iscrizione: “R. loseph Iseponus S.T.D. Notarius apostolicus et parochus Lueri Val.ne 1662 Donavit.’ Questo altare venne privilegiato dal Sommo Pontefice Pio VI nel 1778, per tutti i mercoledì dell’anno e durante l’ottava dei Defunti. Il medesimo Pontefice concedeva indulgenza plenaria nella festa di San Giuseppe e l’indulgenza di 100 giorni nei sette giorni susseguenti, come pure l’indulgenza di 7 anni nella festa del Patrocinio di San Giuseppe.

1674
Gli abitanti di Prada tentano per la prima volta di separarsi completamente dalla parrocchia di Poschiavo per formare una parrocchia indipendente. Risulta dai documenti che la frazione di Prada già nel 1624 era assai popolata. Contava 69 famiglie contro le 47 di Alto e le 23 di Fanchini.

1687
Tre affreschi rappresentanti i profeti vennero posti ad ornare delle finestre finte, collocate nel lato nord, immediatamente sotto la volta. Uno degli affreschi porta la dicitura: ‘Pre.lis D.nus P.tor Bemardus Mascella Picturas Has 4or Facere Curavit Anno 1687.” Il quarto affresco si trovava probabilmente nel vano vuoto, sotto la volta e sopra l’altare, dove ora c’è il nuovo affresco di Ponziano Togni, raffigurante il Santo Curato d’Ars.

1681
Il libro F dell’archivio curaziale di Prada elenca sotto questa data la costruzione del campanile, il quale porta pure iscritta la stessa data.

1694
li vescovo di Como Cardinal Carlo Stefano Anastasio Ciceri – nato nel 1616, nominato vescovo di Como il 13 maggio 1680, creato Cardinale nel Concistoro del 2 settembre 1686 e morto a Como il 24 giugno 1694 – concede “ai vicini di Prada”, assieme al diritto di conservare nella loro chiesa il Santissimo Sacramento, gli olii santi e il battistero, anche quello di seppellire i morti; un camposanto doveva dunque esistere, come testimoniano peraltro alcune iscrizioni, attorno alla chiesa.

1697, luglio 30
Consacrazione della chiesa e del cimitero da parte del Vescovo di Como Francesco Giambattista Bonesana, il quale concedeva in perpetuo l’indulgenza di 40 giorni a chi avesse visitato la chiesa nel giorno dell’anniversario della dedicazione, fissato all’ultima domenica di luglio.

1703
L’altare laterale dedicato alla Madonna della Cintura porta nella cornice di legno, che forse una volta conteneva una tela (il quadro di S. Antonio di Padova deI 1687? Cfr. Poeschel 1945, p. 90), la data 1703. Questo altare venne privilegiato nel 1775 ancora da Pio VI, per tutti i giovedì della settimana e nell’ottava dei morti. Si crede che questo altare fosse dedicato prima a Sant’Antonio di Padova e contenesse un quadro del santo che ancora si conserva nella chiesa e, benché alquanto deperito e oscurato, è un’opera di grandissimo valore artistico.

1717
Il prete Francesco Badilatti (1717) elogia la chiesa di S. Bernardo “nella cui torre vi sono 2 campane e l’orologio; nella Chiesa l’organo, con 3 ben ornati altari, con molti altri nobili paramenti, ma il più che deve ammirarsi è quel pretiosissimo ritratto di San Bernardo dell’Altare maggiore donato dalla famiglia dell’illustrissimo reverendissimo signore D. Bemardino Gaudenzi Prevosto, vicario Generale di Coira; ma non deve passarsi senza lode questa riccha, et ben popolata contrada, ch’in tante rivolutioni de tempi andati s’è sempre mantenuta in possesso delle sue proprietà, et privilegij, ma molto più di tutte l’altre contrade fedele alla Santa Fede, et vi sono homini spiritosi, che ben san ancor di presente diffendere le sue raggioni.

1785
Restauro del campanile e del tetto della chiesa per interessamento del curato Chiavi. In questa occasione furono aperte due nuove finestre, l’una ovale nel frontespizio, l’altra quadrata verso il tetto del coro, per arieggiare e rischiarare lo spazio sopra la volta, prima totalmente oscuro.  In questo frangente venne tolta un’iscrizione esistente sopra la porta maggiore, nell’interno della chiesa, e sostituita con un’altra. Ecco la prima:

D.O.M.
Ac Divo Bernardo Abbati templum hoc ab incolis
Pradae dicatum et anno D.ni MDCXXXVIII ab eisdem devotis
in ampliatum (sic) postremo ab lIl.mo ac Rev,mo Domino
Francisco Bonesana novocomensi episcopo
anno 1697 tercio Calendas Augusti una curn cemiterio annexa consicratum
at pro anniversari consacrationis die (sic)
assignavit ultifinam (sic) mensis julii dominicam
cum concessione 40 dierum de vera indulgentia.”

Stranamente pure l’iscrizione, oltre a citare il cimitero annesso, indica per l’anno 1638 un ampliamento e non una costruzione nuova della chiesa di San Bernardo. Il Poeschel arguisce dalla mancanza dei fondi promessi dalla famiglia Lacqua di Fanchini, che in quell’anno non fosse stato possibile che un modesto ampliamento; la costruzione o un rinnovo radicale della chiesa sarebbe avvenuto soltanto più tardi. Ciò spiegherebbe inoltre la data molto tarda della consacrazione. Anche il Menghini ammette l’esistenza di una precedente cappella che la tradizione vuole dedicata a San Clemente. Non abbiamo rintracciato alcun riferimento scritto relativo ad una eventuale cappella di San Clemente; ad ogni modo la chiesa odierna di San Bernardo è interamente una costruzione di stile rinascimentale.

1796
Un incendio distrugge 18 case a Prada.

1853
Diritti sacramentali pari a quelli di una parrocchia, la chiesa di Prada li aveva già ottenuti nel 1694 dal Cardinale Ciceri. L’erezione formale alla dignità di curazia avvenne comunque soltanto in questo anno. L’attuale cimitero, situato vicino alla strada che da Prada conduce a Pagnoncini, venne costruito nel 1853 e restaurato una prima volta nel 1873 e poi di nuovo nel 1934. In questo anno veniva fabbricato anche una cappellina con altare, la quale venne benedetta, assieme al nuovo recinto del cimitero, dal Vescovo di Coira Lorenzo Mattia Vincenzi.

1880
Le vecchie finestre fatte a vetri rotondi vengono cambiate, perché assai deperite.

1892
Il vecchio tabernacolo venne sostituito con uno nuovo, opera dello scultore tirolese Stuflesser.

1895
Si rinnovano completamente il pavimento in pietra e i portali d’entrata.
1898
Le campane vennero rifuse e benedette con il nome di San Bernardo, Santa Maria e San Francesco. Quest’ultima, che è la campanella più piccola e la più antica, si ruppe nel 1903 e venne rifusa dalla ditta Pruneri di Grosio e aumentata di peso.

1906
Installazione dell’organo, opera della ditta Meyer di Feldkirch, costato CHF. 8’000.-

1915
Costruzione del nuovo altare maggiore su iniziativa del curato don Pietro Venzin. Il vecchio altare era in semplice muro. Il nuovo fu eseguito tutto in marmo dallo scultore sondriese Egidio Gunella. Per dar luce all’opera nuova si aprirono ai lati due nuove finestrelle, ornate con vetri dipinti della ditta G. Fourdin di Ginevra, rappresentanti San Luigi Gonzaga e San Clemente Papa.

1935
Restauro integrale della chiesa sotto la direzione del pittore architetto Ponziano Togni. Non solo l’interno, ma anche l’esterno, compreso il campanile, venne ripulito e abbellito con una tinta bianca – grigiognola. L’organo venne riveduto e riordinato da uno specialista di Varese, Carlo Marzoli, e dal maestro musicista poschiavino Lorenzo Zanetti. Il pulpito venne rimpiccolito e trasportato più avanti, verso le balaustre. Oltre a ritoccare gli affreschi esistenti, Ponziano Togni dipinse due opere originali, il S. Curato d’Ars e l’Eterno Padre.